L’innovazione digitale gioca un ruolo importante in diversi ambiti, fra i quali la sanità. Complice la pandemia, si rileva un trend in crescita per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche al servizio non della salute individuale, ma della popolazione. Dall’AI alla robotica, l’alleanza uomo-macchina porterà ad un miglioramento dell’assistenza sanitaria?

UE in prima linea per il futuro della salute

È proprio l’Unione Europea, con il programma EU4Health, ad aver preso in mano il futuro della salute. Il programma, a cui è stato concesso un budget di 5,3 miliardi di euro, è il quarto più grande dei programmi sanitari dell’Unione Europea. Si propone come risposta alle problematiche legate alla pandemia che ha messo in ginocchio il mondo della sanità degli ultimi due anni, cercando anche di andare oltre: uno degli obiettivi è di fatto concentrare le forze per migliorare i sistemi sanitari europei e il benessere dei suoi cittadini. La Commissione prende in considerazione alcune delle problematiche della popolazione europea come: crescita della percentuale di anziani da assistere, aumento delle malattie come diabete, malattie cardiovascolari e degenerative, e in aggiunta, un numero sempre minore di professionisti della salute. Emerge quindi in primis la necessità di una risposta non tanto mirata all’individuo, quanto piuttosto uno studio di coorte per capire come curare 447 milioni di abitanti (dati Istat)e in contemporanea, l’esigenza di armonizzare e condividere la risposta sanitaria.

Dati, dati, sempre più dati

La prima cosa da fare è raccogliere i dati. E qua, per fortuna, il mondo moderno si è rimboccato le maniche. Pensiamo ad esempio ai numerosi dispositivi che rilevano i passi, l’attività fisica praticata giornalmente, la qualità del sonno e molto altro. Come abbiamo visto in precedenza, il vero tesoro non è solo per l’utente, ma per il Big Data (Google, Microsoft e consorti) che analizza le tendenze sanitarie di una popolazione. Ad esempio, ad oggi la multinazionale Apple, solo partendo dai dati estrapolati dai dispositivi wearables (dispositivi indossabili, come l’Apple Watch), è in grado di rilevare problematiche cardiache o irregolarità nella routine personale che potrebbero essere un segno di demenza, e grazie alla tecnologia è capace di chiamare autonomamente il pronto soccorso nel caso in cui si registrino valori anomali. Allo stesso modo, anche la salute pubblica in Europa e in particolare il settore Medtech, vuole equipaggiare determinate categorie di popolazione con dispositivi portatili, al fine di monitorare al meglio i più fragili. Comarch, una startup italiana, si è associata con WindTre per fornire il braccialetto ConTe, un semplicissimo orologio da polso che connette la persona a rischio con il caregiver e dotato di un sistema di allarme in caso di caduta. È questo programma, insieme a tanti altri, che l’Italia vuole sostenere grazie ad una gara nazionale per la sanità digitale con un investimento di 540 milioni di euro.

Largo al silicone per la diagnosi

E dopo la raccolta, dove finiscono i dati? Ovviamente, non vengono analizzati da un’armata di medici; interviene piuttosto l’IA. In questa fase dell'industria sanitaria, l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale accelera il ritmo di tutte le applicazioni del trattamento di dati. Non solo, risulta molto utile anche per profilare determinati gruppi all'interno della popolazione – e adeguare il sistema di cura, per risparmiare o per dare un servizio migliore. Già provato e approvato, il Supporto alla Diagnosi Clinica (CDS) può assistere i medici nell'interpretazione delle immagini attraverso l'uso della Diagnosi Assistita dal Computer (CAD). I sistemi di diagnosi assistita sono piattaforme informatiche volte all'elaborazione delle immagini: si tratta di una tecnologia relativamente giovane combinata all’intelligenza artificiale. Il cancro al seno, ai polmoni o al colon, le malattie coronariche e il morbo di Alzheimer sono solo alcune delle condizioni che possono beneficiare dei CAD. Un altro ambito in cui questa tecnologia è impiegata è l’assistenza al medico radiologo. L’Unione Europea ha da poco approvato un sistema di diagnostica delle immagini che opera in autonomia. Si tratta del prodotto Chestlink, ideato dalla startup Oxipit, la cui missione è "affrontare la carenza globale di radiologi e migliorare la qualità diagnostica”. Il programma è in grado di individuare le radiografie senza anomalie e produrne il relativo referto, il tutto senza alcun intervento da parte del medico competente. Automatizzando questo processo, è possibile ridurre il carico di lavoro del radiologo consentendogli di concentrarsi sui casi con patologie. Non solo radiografie: anche gli scan cerebrali propendono all’IA. Con la missione di far avanzare la cura dell’Alzheimer, un team internazionale ha preso in considerazione quasi 300 parametri (scan cerebrali, biomarcatori genetici, studi di comportamento e altri fattori ambientali) e, nutrendo un algoritmo, si è notata una forte correlazione tra certi marcatori Tau e lo sviluppo della malattia degenerativa. Scovare un tale collegamento soltanto con un studio clinico sarebbe stato impossibile, sostengono i ricercatori. Emerge quindi, come sia fondamentale sviluppare sistemi attui ad una diagnosi precoce e interventi preventivi. Altro caso particolare. Nel 2020, una donna chiamata Joy Milne ha fatto notizia grazie al suo senso dell'olfatto: era così forte e potente che poteva letteralmente annusare se qualcuno era affetto dal morbo di Parkinson. Prendendola come esempio, i ricercatori dell'università di Zhejiang in Cina hanno sviluppato un sistema olfattivo basato sull'IA, per la diagnosi della malattia. Un "naso elettronico" è stato costruito per "annusare" campioni di sebo dei pazienti. La macchina è stata in grado di diagnosticare accuratamente il Parkinson nel 71% dei casi, mostrando una sensibilità pari al 92% nell'identificare i veri pazienti.

La realtà aumentata e i robot ormai dominano la scena nelle sale operatorie.
La realtà aumentata e i robot ormai dominano la scena nelle sale operatorie.

Virtual Reality e robot in sala operatoria

La tecnologia può sempre aiutare a fornire un migliore servizio sanitario, abbiamo avuto occasione di vederlo negli ultimi anni nelle sale operatorie. È ormai raro vederci un chirurgo! La realtà aumentata e i robot ora dominano la scena. Il medico fa prima pratica su un'ologramma proiettato nel casco VR, che riproduce proprio lo scan del paziente, e successivamente un robot chirurgo con una precisione sovrumana può fare il vero intervento, minimizzando i tagli e facilitando così il recupero in fase post-operatoria. Inoltre, la realtà aumentata può essere d’aiuto anche in fase di recupero. L’istituto IRCCS Auxologico Italiano ha messo in campo una versione 2.0 della riabilitazione fisica e cognitiva. In due stanze speciali, si sperimenta la Telepresenza immersiva virtuale (Tiv), per trattare disturbi cognitivi o motori dopo un ictus o una crisi legata al Parkinson. Dentro una delle stanze hi-tech, il paziente è sottoposto a scenari virtuali e multisensoriali che riproducono aspetti della vita quotidiana, con il fine di riattivare man mano certi circuiti cognitivi. La tecnologia può aiutare in diversi ambiti, ad esempio, altri programmi di immersione virtuale sono in grado di assistere nella cura dell'anoressia nervosa, ridurre l’obesità o anche aiutare bambini con deficit neuromotori.

Un robot chirurgo può fare un vero intervento con una precisione sovrumana .
Un robot chirurgo può fare un vero intervento con una precisione sovrumana .

Organi su misura

Molto più tangibile, la stampa 3D è il nuovo miracolo della medicina Tech. Da anni produciamo protesi su misura, come le anche di titanio, sempre con la vecchia tecnica dell’estrusione. La stampa 3D possiede un valore aggiunto: permette nuove forme e profili cavi, il tutto con una precisione sartoriale. Durante l’emergenza Covid, la necessità di avere più ventilatori polmonari era una delle principali priorità. Gli ospedali che hanno utilizzato la stampa 3D per fabbricare alcuni pezzi dell’apparecchio sono stati numerosi, così facendo hanno velocizzato la procedura, bypassando la problematica attesa dei pezzi di ricambio da parte dei fabbricatori. Il progetto è anche stato reso collettivo grazie alla piattaforma TechforCare, che collega i professionisti della salute con i possessori di una stampante 3D – è il caso ad esempio delle maschere da snorkelling di Decathlon convertite in dispositivi respiratori.

Ma è solo l’inizio: la stessa tecnica di stampa 3D è ormai in grado di fabbricare organi. Sembra fantascienza, ma la ricerca sulle cellule staminali e l’innovazione nello stampare su supporti “morbidi” potrebbero risolvere il problema della carenza di organi per i trapianti. Stampare una mano in tessuto organico prende solo 19 minuti, e ancora, solo grazie a questa tecnica si possono riprodurre le intricatissime reti vascolari di un rene. L’umano su misura e la sanità di massa sono il futuro della salute.