File interminabili, prenotazioni in anticipo, fiato sul collo mentre ti godi un’opera o leggi un approfondimento. Succede spesso quando visiti un museo famoso, frequentato da turisti di tutto il mondo. Pensiamo al Louvre, agli Uffizi, ai Musei del Vaticano. Molto diverse sono invece le visite alle esposizioni dei musei che vi raccontiamo nelle prossime righe

Meno conosciuti solo perché in posizione più defilata rispetto alle grandi città, ma non per questo meno entusiasmanti. Spaziano dall’arte contemporanea alla moda fino all’archeologia industriale, e sono sparsi lungo tutto lo Stivale.

Qui puoi toccare tutto, anzi devi 

Ancona è spesso una città sottovalutata, punto di partenza di vacanze verso la Croazia o la Grecia, o di passaggio verso le spiagge del Conero, ma merita una visita per tanti motivi: uno di questi è il Museo tattile statale Omero, unico al mondo e si trova in una location simbolo della città, la Mole Vanvitelliana. Qui tutti possono conoscere l'arte da un punto di vista alternativo, e in controtendenza rispetto ai musei classici dove il divieto di toccare la fa da padrone. Il senso che vi guiderà tra le sale è il tatto. Le opere da toccare sono oltre 200, tra copie in gesso e resina di capolavori classici, modellini architettonici e sculture originali di arte contemporanea. Dalla Venere di Milo alla Nike di Samotracia, fino al Partenone e San Pietro. A queste nel 2021 si è aggiunta una collezione dedicata al design per conoscere 32 icone del settore e le aziende che le hanno prodotte, come Artemide, Kartell e Alessi. Oggetti speciali, come la Moka Bialetti e la radio Cubo della Brionvega, che chiedono di essere toccati, ascoltati, manipolati, in un percorso che li organizza per temi: viaggiare, abitare, cucinare, lavorare, giocare. 

Museo tattile statale Omero
Museo tattile statale Omero

Per veri coffee lovers

Quante volte sei rimasto ipnotizzato dalle forme sinuose di una macchina per il caffè restaurata, esposta in qualche bar come cimelio della vecchia generazione che magari gestiva il locale? Al Mumac, il Museo della macchina per caffè del Gruppo Cimbali, puoi rifarti gli occhi. È fresco di restyling e quest’anno compie 10 anni. Una chicca imperdibile, che si trova a Binasco (MI) e, oltre a mettere in mostra centinaia di macchine d’epoca per l’espresso (gran parte delle quali sono del collezionista Enrico Maltoni di Forlimpopoli, tra i più famosi a livello mondiale), è anche un’Academy, luogo di formazione per appassionati e per chi lavora nel settore.

Ma ti sbagli se pensi che tra le sale del Mumac si racconti la storia di un’azienda, perché sotto i riflettori c’è l’evoluzione del costume italiano e di un settore simbolo della nostra economia. Appena entrati, infatti, si viene catapultati in una sala tipica dei caffè Liberty dei primi del Novecento, per poi essere accompagnati fino al boom economico italiano, e immergersi nella vita dei bar del nuovo millennio, dove si trovano in mostra pezzi più innovativi e tecnologici.

MUMAC, il Museo della macchina per caffè
MUMAC, il Museo della macchina per caffè ©MUMAC

Dall’Estremo Oriente all’America Latina

Mai sentito parlare del popolo Kayapò? È un piccolo gruppo che vive nell’Amazzonia, a nord del Brasile, e rappresenta le tante minoranze etniche depositarie di un valore artistico immenso e inaspettato. Tra i tesori del Museo d’arte cinese ed etnografico di Parma spicca una collezione che li racconta attraverso i colori e il disegno della pittura corporale e l’arte delle piume, di cui sono maestri, le loro cerimonie e gli utensili. È il museo più ricco in assoluto di manufatti Kayapò: ne possiede circa 500 pezzi.. Nonostante questo, il suo focus resta sulla Cina, e in particolare sulla porcellana, dove oltre settemila anni fa gli artigiani avevano già un loro stile ben definito. Il merito della nascita di questo museo va a Guido Maria Conforti, fondatore dei missionari saveriani, proclamato santo nel 2011. Per alcuni decenni, infatti, i Saveriani presenti in Cina inviarono periodicamente oggetti significativi di vita e arte locali: da qui la ricchissima collezione che conta anche terrecotte, dipinti, bronzi, fotografie e monete rare dall’Estremo Oriente. 

Museo d’arte cinese ed etnografico
Museo d’arte cinese ed etnografico

Una giornata a spasso tra le arti contemporanee 

Dall’apertura a oggi ha ospitato più di 250 mostre e progetti espositivi. La collezione del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato mappa le tendenze artistiche dagli anni Sessanta in poi, tra design, fotografia, cinema e musica.

La sua architettura esterna è già un ottimo biglietto da visita. L’edificio principale è stato progettato negli anni Ottanta da Italo Gamberini, poi ampliato, grazie a una struttura più avveniristica che abbraccia il corpo centrale, dallo studio Maurice Nio di Rotterdam. Entrarci la mattina e uscirne la sera è molto facile: è come visitare una città in una città, dove, oltre alle esposizioni permanenti e temporanee, è possibile visitare la biblioteca specializzata in arte contemporanea, godersi una proiezione al cinema, fare tappa nel teatro all’aperto, fermarsi per l’aperitivo al Cargo Bar Bistrot, e concludere con una cena al Myo ristorante. Tutto questo mentre i più piccoli partecipano ai laboratori creativi di educazione all’arte, punta di diamante del centro che negli anni Ottanta ha collaborato anche con l’artista e designer Bruno Munari. 

Vedute interne del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci
Vedute interne del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci Prato Courtesy: Centro Pecci Prato - Photo Fernando Guerra I FG + SG - Fotografia de Arquitectura - (www.ultimasreportagens.com)

Il fascino del sottosuolo

Siamo a Novafeltria, e precisamente a Perticara, a una manciata di chilometri da Rimini. Lo sapevi che qui si trovava una delle miniere di zolfo più grandi d’Europa con quasi 100 chilometri di gallerie distribuite su 9 livelli? Oggi per saperne di più puoi visitare Sulphur, il museo storico minerario ed eccellente esempio di recupero di archeologia industriale. Il punto di partenza della visita è il pozzo Vittoria, uno dei sette ingressi alla miniera, che collega simbolicamente il paese di Perticara con l’immensa città sotterranea. Il percorso delle sale racconta nei dettagli il lavoro dei minatori, partendo dalle origini dei minerali fino agli strumenti (come l’ampia collezione di lampade) e i macchinari d’epoca indispensabili per il loro lavoro. E, anche se la miniera originale non è visitabile, si può attraversare una successione di cantieri sotterranei, ricostruiti con minuzia di dettagli e molto scenografici.

Come nasce un profumo?

A risponderti sarà uno dei nasi più famosi d’Italia, Lorenzo Villoresi, che crea le sue fragranze dal 1990 e le racchiude in bottiglie esagonali, ormai un tratto distintivo delle sue collezioni. Proprio per raccontare il processo creativo e produttivo di un profumo, nel 2019 apre il Museo Villoresi (visitabile solo su prenotazione) a Firenze, dove mostra ai visitatori che cos’è l’smorama, una vera e propria biblioteca degli aromi, che si snoda in un giardino con materie prime naturali provenienti da tutto il mondo da annusare e toccare con mano. Sono più di 80, tra cui le più comuni, come la rosa damascena, il bergamotto e il mandarino, e le meno conosciute, che arrivano dall’Oriente. A partire dallo yuzu, un piccolo agrume giapponese dall’odore e sapore inebriante, e l’olea fragrans, tipico della Cina ma conosciuto in Toscana come osmanto. Anche la location è speciale, perché si trova in un antico palazzo in via de Bardi (una famiglia di antichi banchieri), un angolo di Firenze nella zona di Oltrarno, che per tutto il Medioevo è stato considerato un borgo a parte, esterno alla città.

Le scarpe che hanno fatto la storia

È passato inosservato per molti anni, fino a quando nel 2003 il Museo internazionale della calzatura, nato dai pezzi della collezione privata dell’industriale Pietro Bertolini, ha trovato spazio nelle sale del Castello Sforzesco di Vigevano (PV). Da qui, sono stati in tanti ad arricchirlo con donazioni ,come il designer Armando Pollini, e anche il progetto espositivo permanente è stato valorizzato con l’intervento dello studio Migliore+Servetto, architetti premiati con il XXI e XXIII Compasso d’Oro ADI e collaboratori di Achille Castiglioni.

Da poco è disponibile anche un catalogo online, ma ammirare le scarpe dal vivo fa la differenza. Si va dal Rinascimento a metà degli anni Novanta, con sezioni speciali dedicate alle etnie giapponesi, cinesi e arabe, ai Pontefici e agli sportivi. Non è finita, perché al Museo della calzatura c’è anche un’area dedicata al fare, lo Shoe Style Lab, dove gli aspiranti stilisti e artigiani 3.0 possono realizzare i prototipi delle loro creazioni grazie a stampanti 3D, software specializzati, macchine da taglio e per il cucito.

Museo internazionale della calzatura
Museo internazionale della calzatura

Tre musei in uno

La Cartiera Papale di Ascoli Piceno è un altro progetto di archeologia industriale ben riuscito, un antico centro polifunzionale che risale al 1500 dove la forza motrice delle acque del vicino torrente Castellano hanno alimentato, nel corso degli anni, le attività di una cartiera, dei mulini ad acqua per macinare i cereali, ma anche la concia di stoffe e una ferriera. Le sale del Museo della carta ospitano la ricostruzione dei macchinari per la lavorazione della bambagina, un tipo di carta, già all’insegna del riciclo, realizzata con stracci di lino e cotone, come anche le macine in pietra, alcune delle quali sono originali. Alla potenza dell’acqua è dedicata anche una mostra permanente, che si snoda in un percorso interattivo di video, mappe tridimensionali e touchscreen. Qui, il tema dello spreco, di grande attualità, è sotto i riflettori con approfondimenti sul consumo domestico medio di acqua a persona in diversi paesi del mondo. Il terzo museo è quello dedicato al farmacista e naturalista ascolano Antonio Orsini, con il suo erbario di oltre 11.500 piante essiccate e catalogate, ma che al momento è in ristrutturazione e riaprirà nel 2023.