Per alcuni di noi, le periferie sono quelle foreste di torri anonime che vediamo solo dalla prospettiva dell’autostrada magari oltre il tratto di un fiume o l’arco di un ponte. Luoghi anonimi, dimenticati, spazi liminali necessari per accogliere i 5 milioni di persone che migrano verso le città ogni mese, dice il World Bank Blogs. Però, dopo i grands ensembles, i progetti popolari e altre “politiche della città” dei decenni 1960-1980, numerose sono le iniziative per rammendare il centro con la periferia, ed alcune sono firmate da grandi architetti.

Ricucire il tessuto sociale a Roma

E chi altro se non Renzo Piano, l’architetto più spesso associato a grandissime opere e maestosi palazzi, poteva prendere in mano la rigenerazione della periferia? Dice lui stesso: “Le periferie sono la città che sarà, o che non sarà, perché è lì che sta la forza, l’energia delle città.” È proprio per reinventare i quartieri “degradati, tristi, abbandonati” dei cliché urbanistici che ha lanciato l’iniziativa G124. Con un gruppo di giovani architetti, il progetto mira ad interventi “chirurgici" in alcune delle zone più malfamate delle metropoli italiane. A Roma, la Rebibbia di Zerocalcare è il solito tessuto di condomini sfornati a catena e di solchi autostradali senza direzione. Tra questi il viadotto Gronchi, 4 kilometri di una linea di tramvia mai completata e che tagliano la zone in due. Per riqualificare l’area, gli ideatori hanno fatto appello alle associazioni locali e identificato il nodo del problema: manca una connessione. Un “rammendo” (il nome dell’iniziativa) tra le due zone segregate dell’area. E si ricuce la città con un miniparco, sito proprio sotto il viadotto che funge da scrigno, con un borgo di container per ospitare laboratori e negozietti, una piazzetta pavimentata di pallet e altri materiali di recupero, mentre vecchi pneumatici si trasformeranno in fioriere, altalene, panchine, ecc. Si trasforma così un non-luogo in un nuovo quartiere.

Parigi vuole smussare le périph’

Incubo quotidiano dei 10 milioni di abitanti del Grand Paris, il periferico è una cintura asfaltata che raccoglie Parigi, e vi porta ogni giorno il quarto di milione di pendolari che vivono fuori le mura. Così, l’anello periferico è diventato il nuovo confine, il grande divisore tra la Parigi storica, turistica, architettonica e il resto, la banlieue delle case popolari, delle “politiche della città”. Però di recente, la metropoli ha voluto sfatare il disprezzo verso la sua cintura, comunque il polmone demografico e economico della megalopoli (un decimo della popolazione francese vive qui!). Così è stato ingaggiato Jean Nouvel (famoso per il Museo del Quai Branly o il Louvres di Abu Dhabi) per firmare un palazzo-icona: le torri Duo. Tra un nodo ferroviario e l’autostrada, un’area da sempre brownfield (costruita ma non urbanizzata) accoglie ormai due torri tra le più grandi della capitale. Originalità: si inclinano su ogni lato, più che la torre di Pisa, come una reverenza verso la banlieue e per rompere la verticalità associata alle case popolari.

E lungo il périph’ emergono i progetti: c’è il nuovo Palazzo di Giustizia a scalate ideato da Renzo Piano, e la Tour Triangle piramidale di 180 metri a Porte de Versailles, che ruba il titolo di grattacielo più alto della capitale alla vecchia Tour Montparnasse!

Le recenti Torri Duo collegano Parigi e la sua “banlieue”
Le recenti Torri Duo collegano Parigi e la sua “banlieue”

A Catania, la socialità passa dall’architettura

Per i Catanesi del centro, il Librino evoca il degrado più assoluto, la zona di non-diritto in mano alle mafie. Eppure, in questo quartiere-modello degli anni '60 costruito seguendo le idee dell’urbanista giapponese Kenzo Tage, l’idea base era proprio di avvicinare gli abitanti a tutte le comodità di una città autodefinita. Anni di incuria hanno però lasciato il quartiere in preda alla povertà, alla criminalità e soprattutto al dilapidamento del tessuto sociale. Da qui l’iniziativa Buona azione per Librino, ancora una collaborazione tra lo studio G124 e gli attori locali per dare nuova vita alla scuola Brancati, al campo da rugby “abusivo” mantenuto in vita dall’associazione locale, e agli orti sociali, e comunque per ridare un senso di comunità al quartiere. Il progetto è stato concretizzato tramite una operazione di “crowdfunding locale” estesa alla città di Catania, per la ricostruzione di un'identità, essenziale ad innescare un vero e proprio processo di rigenerazione urbana. In programma, il potenziamento del trasporto pubblico con il Librino Express, la messa in sicurezza del campo da rugby, il collegamento alla scuola e gli spazi di scambio attorno agli orti, per riconnettere le generazioni.

Berlino, il parco contro le torri

Dalla sua storia particolare e dal muro che per decenni ridefinì l’urbanistica della città, la geografia di Berlino non è proprio quella delle altre capitali europee. Nella capitale tedesca, la periferia si trova quasi in centro. L’equivalente dei grandi progetti popolari sarebbe la Gropiusstadt, uno sviluppo verticale di torri e barre nel quartiere di Neukölln, ideato dall’architetto Walter Gropius nel 1960. La ville nouvelle concentrò poi il peggio della vita periferica, illustrato dalla scrittrice Christiane F. nella famosa autobiografia “Noi ragazzi del zoo di Berlino”.

Gropiusstadt, il progetto di quartiere popolare di Berlino
Gropiusstadt, il progetto di quartiere popolare di Berlino

Se oggi il quartiere è ancora emarginato dalla città perché creduto sede dell’immigrazione turca, il cliché della Berlino “povera ma sexy” dell’ex-sindaco ha comunque portato frutti. Il primo esempio è la riappropriazione di Tempelhof. L’immensa superficie azzerrata del vecchio aeroporto era una macchia vuota di 4 kilometri di lunghezza, in piena città. Dopo la chiusura ufficiale del traffico nel 2008, i piani municipali prevedevano la costruzione di complessi immobiliari nell’area, ma l’associazione Squat Tempelhof iniziò ad occupare il sito. Le transenne sono state scavalcate e la popolazione ha riconquistato il luogo, per chi fa sport, chi per chi fa picnic. A breve sono arrivati i primi orti sociali liberi, poi la riserva naturale per gli uccelli migratori. Nel 2010, la città riconobbe l’area come parco pubblico, e più di 250.000 visitatori l’hanno visto il primo giorno. Oggi, ogni domenica ospita eventi, qualche festival di musica elettronica, ma anche kitesurfers muniti di skateboard che sfrecciano sulla prateria ventosa.

La riappropriazione di Tempelhof
La riappropriazione di Tempelhof kitesurfers muniti di skateboard sfrecciano sulla prateria ventosa

La street art si fa digitale a Milano

È sociale per essenza l’iniziativa di Mosaico Digitale. La startup meninghina si specializza nella produzione di schermi digitali in bioresina, però alla misura di un edificio. Così si possono proiettare enormi murales interattivi, capaci di svegliare una facciata insipida o di promuovere un luogo di cultura. Da qui anche il progetto sociale Graffiti4smartcity, con l’obiettivo di trasformare le periferie “da non-luoghi isolati, a punti di aggregazione” e risvegliare un senso di comunità. Ispirato al fenomeno della street art statunitense che comporta sempre una dimensione politica, l’iniziativa fa appello all’arte leggera (ma monumentale) di Keith Haring. “Con la bellezza, si possono cambiare le abitudini e i comportamenti delle persone”, dice Salvatore Pepe, il fondatore della startup. Durante il Salone del Mobile 2018, un non-luogo di Porta Genova a Milano è stato riqualificato con le opere di Karim Rashid, progettate digitalmente su uno smartwall. La tecnologia connette l’arte con gli smartphone dei passanti per promuovere il quartiere, o lasciarli interagire con l’arte. In linea diretta con la smart city, così una periferia può diventare un luogo d’arte e d’incontro.